PSICOLOGIA E SPORT

Agonismo

Noi veniamo rapiti dalla bellezza di un fiore o dal silenzio di un bosco, e non ci rendiamo conto che dietro quel fiore e quel bosco c’è sempre una lotta per la vita.
(Giacomo Leopardi)

Nell’Antica Grecia, l’agone era una lotta, una competizione solenne che vedeva come protagonisti non solo sportivi, ma anche musicisti, artisti e poeti. Gli antichi Greci sostenevano fortemente la cultura fisica, sia in termini di formazione ed educazione alla volontà, sia in termini di sviluppo corporeo armonioso e preparazione alla guerra. Gli agonisti erano tutti i partecipanti all’agone, ovvero coloro che, dopo essersi allenati per acquisire una specifica competenza, prendevano parte alla competizione, condividendo il viaggio verso la meta comune. Competere (cum-petere) significa, infatti, dirigersi insieme ad altri verso uno specifico obiettivo.

Lo sport nell’antica Grecia veniva insegnato nei ginnasi, una sorta di moderne palestre, i quali permettevano anche al ceto medio di prepararsi alla guerra venendo a conoscenza dei valori etici e le virtù che ogni comunità (polis) riteneva importanti: la forza, il coraggio, la parola e la bellezza. I ginnasi erano uno dei pochi “ascensori sociali” esistenti, uno dei pochi modi in cui anche chi apparteneva ad una classe media, poteva, attraverso la forza fisica e la vittoria di gare cittadine (e, poi, panelleniche ovvero le olimpiadi), diventare importante per la sua città e comunità. Oltre alla formazione del fisico perfetto, però, i ginnasi (nel tempo) divennero luoghi di condivisione di valori filosofici e conoscenza di sé. La bellezza ideale nell’antica Grecia era globale, intesa quindi in senso olistico: l’atleta era l’ideale di bellezza perché esprimeva tutte le virtù nel suo insieme.

Quando, nell’Odissea, Ulisse fu accolto, ospitato ed aiutato da Re Alcinoo ed il suo popolo (i Feaci) ci fu uno scontro di valori tra Ulisse ed il figlio del Re. Leodamante invitò Ulisse, in tono di sfida, a partecipare alle loro gare le quali avevano, di fatto, carattere ludico: la partecipazione alle gare per i Greci, invece, era un valore profondo, serio, non era in alcun modo divertimento, ma una dura lotta verso il successo. Dice Re Alcinoo a proposito del suo popolo, i Feaci: “Noi non siamo né pugili o lottatori perfetti, ma corriamo veloci e siamo i migliori di tutti sulle navi. Ci piacciono i banchetti, la cetra, le danze, le belle vesti, i bagni caldi e l’amore”.

Le cose non sono cambiate molto, c’è chi vede lo sport come divertimento, chi lo osserva senza parteciparvi attivamente, chi lo sostiene dall’esterno come valore per la comunità, chi lo insegna e gli atleti. Lo sport assume carattere di agonismo non solo quando si “prende parte ad una gara”, ma quando si lotta per raggiungere e confrontarsi coi propri limiti. Il desiderio di competere nasce dall’attraente idea di confrontarsi con altri in qualcosa che ha un profondo significato per sé stessi ed è condivisibile. Per intenderci, ogni essere umano ha la tendenza a cercare il “proprio senso di esistere” e desidera profondamente percepire di essere “fatto per qualcosa”. L’agonismo si traduce, pertanto, in questa continua ricerca e pulsione ad agire ed impegnarsi per raggiungere quel qualcosa che, attraverso una forte tensione interna, passione e valore intrinseco (agon) può portare alla soddisfazione, al compimento di un’impresa in cui si crede e per la quale ci si è impegnati ed allenati duramente.

Il desiderio di riuscita e di raggiungimento delle mete prefissate portano l’atleta a guardare in faccia i propri limiti e le proprie emozioni: agonismo ha la stessa radice etimologica di “agonia“. Sono entrambi termini per chi sta lottando: chi è in agonia però è angosciato dalla morte, mentre l’agonista sta lottando per perseguire la propria aspirazione.

“Più l’impegno dell’atleta è coerente alla sua aspirazione più è capace di trasformare l’iniziale ignoranza di sé, accompagnata dall’arroganza che vuole il confronto per affermare la propria superiorità, nell’umiltà del campione consapevole dei mezzi, del prezzo pagato, del valore di quanto fatto e del significato degli altri per la sua soddisfazione.” (Paolo Tondina)

Quando l’impegno dell’atleta è dettato dal bisogno di superare gli altri, in assenza quindi del profondo valore che lo sport ha per sé stessi, più si rischia di vivere nella sofferenza passando così dall’agonismo all’agonia.

2 pensieri su “Agonismo”

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