“Mi tremano le gambe” –> Paura
“Mi sto sbellicando dalle risate” –> Felicità
“Mi sta venendo il sangue amaro/ il fegato grosso” –> Rabbia
“Quella vista mi ha lasciato senza fiato” –> Sorpresa
“Ho il morale sotto i piedi” –> Tristezza
“Fa rivoltare lo stomaco” –> Disgusto
Quante volte, anche nel linguaggio comune, riusciamo a descrivere le nostre emozioni attraverso le sensazioni corporee che ad esse si associano?
L’indissolubile relazione tra mente e corpo si manifesta in ogni momento della nostra vita, eppure spesso non ce ne accorgiamo: siamo talmente “abituati” a vivere con la nostra mente ed il nostro corpo che raramente prestiamo la giusta attenzione a ciò che avviene.
Vi siete mai soffermati a pensare, mentre camminate, a “come state camminando”? Probabilmente lo fate se siete su un terreno molto sconnesso o pericoloso, mentre la maggior parte delle volte “camminate e basta”. Ebbene, portare consapevolezza al proprio mondo interiore non è abitudine comune… finché non vi trovate a fare i conti con qualche sensazione fisica che vi mette in allarme.
Esistono disturbi di tipo psicosomatico (Heinroth J.C.A., 1818) ovvero problematiche fisiche causate o aggravate da fattori emotivi: tra questi disturbi troviamo cefalee, disturbi gastrointestinali, dolori muscolari cronici, dermatiti, stanchezza cronica e molti altri.
I sintomi psicosomatici possono essere espressione di disagio interno, in risposta a emozioni e pensieri attivati da eventi stressanti di vario tipo.
Per vivere in salute, il nostro organismo non solo deve pensare a mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio e la stabilità dei sistemi interni, bensì deve essere in grado di far fronte al carico allostatico, modificando i sistemi omeostatici per adattarli ai cambiamenti dell’ambiente.
Per fare un esempio figurato, mantenere l’omeostasi è come impedire al motore di una macchina di spegnersi, tenendo il piede sull’acceleratore; l’allostasi sta nel cambiare la marcia e girare il volante quando si è in salita e in curva, adattando così le capacità del nostro mezzo alle richieste ambientali.
Bisogna però sapere che, sia su strade nuove che su strade ben conosciute, possiamo trovare ostacoli imprevisti: la nostra guida dovrà adattarsi alla strada, perché il contrario è difficile che avvenga.
E così, tornando al nostro mondo interno, è possibile apprendere tecniche per ridurre le sensazioni fisiche spiacevoli e i pensieri negativi associati a situazioni di forte o continuo stress. Una di queste tecniche psico-corporee è il Training Autogeno.
Il Training Autogeno
Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento che può essere appresa e interiorizzata, grazie all’allenamento, per essere poi utilizzata in autonomia. Il fondatore di questa tecnica fu Johannes Heinrich Schultz, psichiatra e psicoterapeuta tedesco della prima metà del Novecento. L’obiettivo dell’autore era “rendere il paziente meno vincolato dalla dipendenza del terapeuta” in modo tale che lo stesso paziente potesse essere autore del proprio cambiamento e del proprio benessere.
Gli “esercizi inferiori” del Training Autogeno sono 6: pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca. Attraverso l’allenamento, la persona può imparare a modificare autonomamente i propri stati interni.
Questa tecnica è in grado di agire a diversi livelli:
1) MUSCOLARE: riducendo le tensioni permette un più rapido recupero di energie e migliorare, ad esempio, la qualità del sonno. Per chi pratica sport può essere utile per rilassarsi in modo rapido e profondo.
2) VASCOLARE: l’azione sui vasi sanguigni periferici permette alla persona di autoregolare ed influenzare positivamente la propria circolazione, consentendo una migliore vasodilatazione.
3) CARDIACO: la persona può regolare autonomamente il battito del proprio cuore e, in situazioni stressanti ed ansiogene, riportarlo in modo semplice ad una condizione di calma.
4) RESPIRATORIO: la respirazione diventa più profonda e completa, in questo modo si ossigena al meglio l’organismo. L’azione sull’apparato respiratorio è molto funzionale per gli sportivi, per le donne in gravidanza, e, in generale, in occasione di eventi che suscitano agitazione.
5) ADDOMINALE: la possibilità di autoregolare la tensione dei muscoli addominali permette di affievolire alcuni sintomi fisici di natura psicologica (es. gastriti, problemi digestivi, dolori mestruali). In caso di gravidanza, la capacità di autoregolare la tensione addominale risulta molto utile per assecondare il travaglio e ridurre i dolori del parto.
6) CEFALICO: migliorano le capacità della persona di far fronte allo stress e alle tensioni psichiche che ne derivano, grazie al senso di distensione e alla riduzione della risposta fisiologica a stati emotivi non graditi e poco funzionali.
Il Training Autogeno favorisce il benessere psicofisico, migliorando le capacità della persona di far fronte alle richieste di un ambiente in continuo cambiamento, talvolta imprevedibile.
Per apprendere questa tecnica, affidati ad un professionista!

Voglio prenotare..suubiiitooo
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Ciao Mariela, se attiverò un gruppo, appena i decreti ce lo permetteranno, ti aggiornerò.
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Buongiorno,
ho dato un’occhiata al blog, complimenti, molto interessante. In particolare mi è piaciuto l’articolo sul training autogeno. Sa se ci sono dei video, dei tutorial per la pratica di questa “tecnica”?
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Grazie Francesca. Di solito il Training Autogeno è una pratica che viene insegnata in presenza ad un piccolo gruppo in quanto, inizialmente, può dare alcune sensazioni fisiche e pensieri che col gruppo possono essere condivise e grazie al conduttore possono essere contenute e comprese.
Per casa posso consigliare alcune pratiche meditative dal canale YouTube di Nicoletta Cinotti, che possono rivelarsi utili in questo periodo.
https://www.youtube.com/user/CinoNico
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