L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, mentali e relazionali. Questi cambiamenti si influenzano reciprocamente ed il percorso di crescita ed evoluzione dell’uno o dell’altro aspetto non sempre va di pari passo. In questo articolo non sarò esaustiva, ma vorrei aprire uno spazio di riflessione e condivisione di esperienze.
Partiamo dal cervello: in adolescenza si verifica una proliferazione neurale elevata che col tempo va “scremandosi”: in parole povere l’adolescente manifesta un forte bisogno di fare esperienza di ciò che avviene nel mondo per “saziare di significati” la propria mente.
Al tempo stesso cambia il corpo, a volte così velocemente da sembrare “il corpo di qualcun altro”. Il tutto provoca emozioni forti, talvolta ingestibili.
L’adolescente a volte può sembrare un po’ impacciato o preoccupato per le sensazioni che prova, alcune di esse del tutto nuove. Anche il corpo che cambia ha bisogno di tempo per essere mentalizzato ed essere “pensato così com’è velocemente diventato”.
La famiglia di origine dalla quale si dipende diventa spesso il luogo del conflitto per diversi motivi tra i quali il fatto di portare una visione dell’adolescente a volte frammentata tra il bambino che era e l’adulto che sta diventando. La famiglia, inoltre, porta i valori di base che differiscono spesso da quelli del gruppo che l’adolescente frequenta. Il bisogno di attaccamento lascia spazio al bisogno di separarsi dalla famiglia per diventare “individuo”.
Il gruppo di amici diventa un forte punto di riferimento col quale condividere la “nuova cultura” che sta evolvendo insieme all’adolescente stesso.
Immagino un adolescente come un equilibrista che tenta di spostarsi dall’infanzia all’età adulta senza cadere nel “vuoto” sotto di lui. Immagino la famiglia e la scuola come una rete che può, almeno in parte, proteggere l’eventuale caduta pur lasciando lo spazio necessario per permettere all’adolescente di fare esperienza, ricercando il proprio equilibrio personale.
L’arduo compito in questo viaggio è riuscire a dare un significato alle emozioni, agli affetti, ai pensieri, alle sensazioni corporee, alle relazioni che si intrattengono e alle cose che accadono nel mondo.
Se l’adolescente non trova il modo di produrre una rappresentazione nitida di sé e di ciò che accade, attribuendovi il proprio significato, la sofferenza aumenta e rischia di diventare pericolosa.
Aiutarlo a trovare la propria individualità, accompagnandolo ma senza soffocarlo di ideologie preconfezionate, è il dono più grande che gli adulti di riferimento possano fare all’adolescente.
