Recentemente mi sono imbattuta in una frase che vorrei condividere con te:
“…la scuola deve gestire i contenuti culturali che le sono affidati non come traguardi formativi ultimi ma come mezzi per sviluppare le competenze ovvero la capacità di inserirsi efficacemente nel proprio contesto di vita.”
Cosa ne pensi? Il compito della scuola dovrebbe essere quello di trasmettere un insieme di contenuti agli allievi o insegnare ad affrontare le situazioni di realtà che il proprio contesto di vita propone?
Oggi l’obiettivo della scuola è proprio quello di far sviluppare ai propri allievi delle competenze per la vita. Hai letto il mio articolo “Quanto sei SKILLATO“? Avevo parlato di capacità di essere empatici, di attivare un pensiero critico di fronte a ciò che accade attorno a noi, e, ancora, della capacità di gestire al meglio le emozioni, riconoscendole e regolandole.

Oggi voglio parlarti di altre 4 Life Skills (o competenze per la vita):
la prima che ti presento brevemente è la comunicazione efficace, che si declina nella capacità, innanzitutto, di ascoltare. Comunicare significa entrare in relazione: questa relazione può essere efficace, ovvero dare buoni frutti, solo se alla base c’è una buona capacità di ascoltare e considerare a pieno il proprio interlocutore, sia per le parole che dice che per come le dice, con quale tono, volume, velocità (elementi paraverbali), osservandone le espressioni del viso e le posture (elementi non verbali). La relazione, il contesto e gli elementi della comunicazione verbale, non verbale e paraverbale danno senso e specificità a ciò che stai ascoltando: puoi capire se il tuo interlocutore sta parlando seriamente o se sta facendo ironia; puoi capire se va di fretta o se si intrattiene volentieri a parlare; puoi percepire le sue emozioni e regolare le tue parole e i tuoi gesti anche in base al “non-detto”.
Una comunicazione è efficace, inoltre, quando ti permette di esprimere la tua opinione, il tuo punto di vista, nel pieno rispetto di te stesso e di chi hai di fronte, contemporaneamente.
Se ti interessa l’argomento, puoi leggere altri articoli cliccando qui!
La seconda skill di cui ti parlo oggi è la consapevolezza di sé, del proprio carattere, dei propri punti di forza e di debolezza. Avere autoconsapevolezza significa riconoscere cosa stiamo sentendo/ provando/ pensando/ percependo in un determinato momento, con la mente e col corpo, comprendendone il motivo. Ho usato il termine “motivo” e non “causa” perché il primo racchiude in sé un elemento vitale, ovvero la possibilità di “muoversi” a seguito del raggiungimento della consapevolezza di sé: ad esempio se si riconosce il motivo per cui qualcosa ci ferisce, possiamo mettere in atto comportamenti (movimenti fisici) per allontanarci da questo dolore o rielaborare e narrare il nostro malessere, cercando la vicinanza di qualche amico.
Quando pensiamo che qualcosa sia “causa” del nostro male, gli diamo il “potere”, nel senso che il nostro mal-stare sarà effetto di quella causa, in un certe senso inevitabile. Ma se pensassimo al “motivo” per il quale stiamo male, ovvero ai nostri pensieri sottostanti, ai nostri punti di debolezza e i nostri punti di forza, se prendessimo quindi consapevolezza di noi stessi, sarebbe anche molto più semplice assumerci la nostra parte di responsabilità e agire per il nostro benessere.
Come avrai sicuramente intuito leggendo gli articoli sulle Life Skills, esse sono tra loro connesse ed interdipendenti: sono accomunate, infatti, dalla capacità di elaborare mentalmente ciò che avviene nel mondo esterno e ciò che avviene nel mondo interiore, crearne una connessione virtuosa fatta di “comprensione” e “risposta funzionale”.
Anche la terza skill che ti presento oggi sottende un’attenta valutazione e comprensione dei problemi della vita quotidiana e la conseguente capacità di affrontarli in modo funzionale e costruttivo: la capacità di risolvere problemi. Questo non significa che dobbiamo avere una laurea in matematica tutti quanti, ovviamente! Ma è interessante sapere che la parola “problema” significa “messo davanti” (ha più o meno la stessa etimologia di “progetto” e “proposta”, per intenderci). Il problema è semplicemente una domanda che viene posta prima… di una soluzione!
Risolvere e affrontare i problemi significa cercare di comprendere e valutare a fondo i presupposti di ciò che riteniamo problematico, farsi delle domande e farne a chi abbiamo intorno a noi (più punti di vista possono essere d’aiuto) al fine di trovare ciò che sicuramente c’è: la soluzione.
Ed ecco che con questi “problemi” che non sono per forza negativi, forse ti ho messo un po’ di agitazione. Arriva come una manna la quarta e ultima competenza (per oggi): la capacità di gestione dello stress. Essa permette di individuare gli stati di tensione, conoscerne gli effetti ed imparare a regolarli. Ma dato che ne ho parlato abbondantemente nei miei articoli “Uffa… che stress!” e “Stress e abilità mentali nello sport“, dandoti anche alcuni consigli per far fronte allo stress negli articoli “Tra mente e corpo: il training autogeno” e “Che lingua parli con te stesso? Il self talk“, direi che per oggi ti ho dato sufficiente materiale per riflettere!
Ci vediamo la prossima settimana per approfondire un po’ le ultime 3 delle dieci life skills che possono aiutarti nella vita di tutti i giorni!
Se ti va, lascia un commento, mi farebbe piacere conoscere la tua opinione sugli articoli che scrivo e gli argomenti che tratto. E, perché no, magari puoi darmi un consiglio su quale tema trattare prossimamente!
Intanto buona giornata!

1 pensiero su “Skillato… ma non troppo”