Sin dalla prima infanzia, il movimento è strettamente connesso all’apprendimento: il bambino impara a conoscere il mondo attraverso gesti motori che si affinano nel tempo e diventano movimenti finalizzati e attività complesse. Attraverso il gioco, i bambini ricreano situazioni sociali quotidiane e si riconoscono in un gruppo, mettendo in atto strategie cognitive (quali ad esempio attenzione, memoria, presa di decisione e risoluzione di problemi) indispensabili per diventare membri attivi di una comunità. Nell’infanzia il gioco è sempre veicolato dal corpo e dalla relazione con gli altri.
Quanti di voi hanno giocato a nascondino? Nascondino è un gioco di gruppo che fa emergere tanti elementi sia cognitivi che sociali, ad esempio chi conta deve richiamare in memoria i numeri da contare, deve stare attento ai rumori e ai movimenti nell’ambiente, ma sempre con un occhio alla tana per non perdere la propria possibilità di nascondersi, deve decidere da che parte iniziare la perlustrazione dell’ambiente e decidere quanto allontanarsi dalla tana, anche in base alla propria consapevolezza rispetto a quanto corre veloce. E quante emozioni suscita!!! Quando si è nascosti si ha paura di essere trovati, quando si conta si ha paura di non trovare i propri amici e, d’altro canto, di non riuscire a proteggere la tana, per non parlare della gioia di quando si fa “tana liberi tutti!”.
Esposto così, il nascondino sembra un gioco difficile: in realtà è un gioco che la maggior parte dei bambini fa durante la propria infanzia coi propri amici e che, attraverso il movimento, attiva tante risorse cognitive, affettive e sociali. Il gioco stuzzica la fantasia, colora le giornate di emozioni, non sempre piacevoli (si può essere tristi per aver perso), che vengono condivise con gli amici e aumentano l’unione del gruppo di riferimento. Attraverso il gioco si impara anche a litigare e fare pace, si impara a sopportare qualche frustrazione e gioire insieme agli altri.
Al contrario, la sedentarietà inibisce l’apprendimento: essere sedentari comporta una riduzione delle relazioni sociali, isolamento e inibisce l’attività del cervello.
Vi è mai capitato di “addormentarvi su un libro” mentre stavate leggendo o studiando?
Da un punto di vista neuroscientifico, ci sono diverse ricerche che mettono in evidenza come stare molto tempo seduti fa agire il cervello come se l’individuo fosse in procinto di dormire. Se guardiamo un bambino, possiamo facilmente notare la sua attitudine a muoversi e cambiare attività molto più frequentemente di un adulto, questo non perché ogni bambino sia iperattivo, ma perché nell’azione sta l’apprendimento e le basi di tutti gli apprendimenti stanno nell’infanzia.
“Secondo le linee guida dell’OMS i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo- scheletrico almeno 3 volte a settimana. Quantità di attività fisica superiore a 60 minuti forniscono ulteriori benefici per la salute. L’attività fisica nei bambini e negli adolescenti include il gioco, l’esercizio fisico strutturato e lo sport e dovrebbe essere di tipo prevalentemente aerobico”
(Puoi leggere qui le Linee guida per l’attività fisica – Ministero della salute)
Oltre alla diffusione delle varie tecnologie che “inchiodano” i bambini ad uno schermo, anche la contemporanea diminuzione degli ambienti di gioco esterni ritenuti sicuri ha inciso sulla riduzione dei tempi di attività fisica nei giovani (e non solo). Si sono attivati molti circoli viziosi negli ultimi decenni, ad esempio, seppur in caso di vicinanza tra casa e scuola, la paura per il traffico induce i genitori a portare i bimbi a scuola in macchina, aumentando così il traffico stesso, il ché ha conseguenze negative sia sulla riduzione del movimento del bambino che sull’inquinamento generale dell’ambiente. Un altro circolo vizioso si attua quando si dà al bambino un videogioco per calmarlo: il bambino diventerà sempre più dipendente dal videogioco ed aumenterà i propri stati di nervosismo al fine di avere il videogioco stesso. Questo significa che, in realtà, anziché una funzione “lenitiva”, il videogioco avrà effetto contrario.
Da un punto di vista neurofisiologico, l’esercizio fisico stimola la creazione di cellule cerebrali, la loro connessione e permette una sana circolazione sanguigna. Questo significa che una corretta attività fisica nei bambini permette loro, in parole povere, di sviluppare un cervello ricco di cellule tra loro connesse, un pensiero attivo, vivace e creativo.
L’educazione fisica a scuola, in questi termini, non è un semplice momento di svago ma una costruzione di fondamenta per un buon apprendimento. Quando la maestra urla alla classe agitata “basta, per punizione non vi porto in palestra!” non sa che, in realtà, si sta tirando la zappa sui piedi. Gli alunni, infatti, oltre a restare agitati e innervosirsi, saranno anche meno efficienti nell’apprendimento di nuove nozioni.
