Il pensiero si manifesta come parola.
La parola si manifesta come azione.
L’azione si sviluppa in abitudine… e l’abitudine si indurisce in carattere. Pertanto osservate il pensiero e i suoi modi con cura,
lasciate che sorga dall’amore,
frutto dell’interesse verso tutti gli esseri.
Il Buddha
Quante volte vi è capitato di parlare a voi stessi? E quanto spesso il modo in cui parlate a voi stessi influenza le vostre azioni?
Qualche anno fa la mia istruttrice di ginnastica ha vietato a tutte noi allieve le fatidiche frasi “non ce la faccio, non ci riesco, non sono capace!” ed ora ne capisco bene il motivo.
Il linguaggio interno influenza le azioni e, di conseguenza, i risultati.
Ci sono diversi studi psicologici e sociologici che sottolineano l’importanza del linguaggio interiore. Un esempio abbastanza famoso è l’Effetto Rosenthal (o effetto Pigmalione) secondo il quale il giudizio negativo (anche inconscio) che gli insegnanti hanno su un bambino influenzerà negativamente, seppur inconsciamente, i comportamenti che tali insegnanti adotteranno con quel bambino e, di conseguenza, gli effettivi risultati scolastici del bambino stesso. Il bambino, interiorizzando tale giudizio, si comporterà come gli insegnanti stessi si aspettano, attivando così un circolo vizioso di “profezia negativa che si autoavvera”.
Così come, da bambini, si apprendono la lingua e la cultura del luogo in cui si cresce, allo stesso modo si può imparare a parlare con sé stessi: tanto più il linguaggio interno sarà svalutante, quanto più attiverà nella persona uno stato emotivo negativo che, riflettendosi negativamente sui suoi comportamenti, impedirà il raggiungimento dei risultati desiderati.
La buona notizia è che è vero anche il contrario!
Un linguaggio interno positivo può indurre uno stato emotivo positivo il quale si traduce in autocontrollo, concentrazione, attenzione e comportamenti finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.
Questo non significa che semplicemente pensando “arriverò primo nella maratona” riuscirai effettivamente ad arrivarci, ma se le circostanze della vita e i comportamenti che metti in atto si allineano ad un linguaggio interno positivo, la probabilità di raggiungere l’obiettivo aumenta parecchio!
La tecnica del SELF TALK, come ho già accennato, si può apprendere e deve essere allenata: anche per questo viene utilizzata spesso in ambito sportivo.
Ci sono alcune regole fondamentali che aiutano a parlare efficacemente con sé stessi, permettendo una gestione ottimale delle proprie risorse interne:
- Parla a te stesso dandoti del “TU”
- Evita ogni tipo di negazione: non solo il “NON”, bensì ogni termine intrinsecamente negativo come, ad esempio, il “MENO” o parole come “ANSIA” o “PAURA”. Trasforma quindi le frasi “non essere ansioso” o “abbi meno paura” (che richiamano comunque l’ansia e la paura!) in frasi tipo “sii forte!” o, semplicemente “grinta!”.
- Poche parole, chiare, concise, decise e mirate a raggiungere l’obiettivo. Usare troppe parole fa perdere il centro dell’attenzione, per questo l’obiettivo deve essere molto chiaro.
- L’obiettivo VUOI raggiungerlo, non è obbligatorio che tu “debba” raggiungerlo. Il dovere richiama uno stato d’ansia, come quando da bambino la mamma ti diceva “devi studiare” o “devi fare il bravo”. Il SELF TALK, come dice la parola, è il TUO linguaggio interno ed esprime la tua volontà, i tuoi desideri, i tuoi obiettivi, non i tuoi doveri.
- “…e se poi non ci riesco?” questo è un pensiero disfunzionale! La probabilità di non riuscire a raggiungere un obiettivo è intrinsecamente presente nell’obiettivo stesso, è un dato di fatto: preso atto che la possibilità di fallire è presente, concentra tutte le energie a quei comportamenti che ti avvicinano all’obiettivo: “provaci!”.

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