Da qualche giorno ascolto un programma radiofonico che racconta storie di sport: SportCast. L’ho trovato per caso su Spotify e mi piace molto, perché narra episodi sportivi come fossero brevi romanzi. Mi piace ascoltare, mi piace lo stile narrativo, mi piace lo sport, insomma, sportcast mi piace.
L’episodio che ho ascoltato ieri riporta alla finale di basket, in occasione dei giochi Olimpici di Monaco ’72, che ha visto in campo le squadre nemiche USA e URSS (qui puoi ascoltare la puntata).
Ascoltare questa storia fa riflettere molto sotto tanti punti di vista: etica sportiva, scelte, opportunità, storia della società. Ma fa riflettere molto, anche, rispetto alle abilità mentali e alle capacità che una persona/atleta/squadra deve possedere (o allenare) per fronteggiare al meglio situazioni altamente stressanti.
I giocatori americani, per 2 minuti, hanno avuto l’illusione di aver vinto l’oro olimpico. Immagino che, appena tirato l’ultimo (non ultimo) canestro, tutti i giocatori avessero immediatamente “abbandonato” quello stato di attivazione mentale e fisica ottimale per affrontare una sfida: probabilmente avevano “abbassato la guardia” e si era già attivato il loro Sistema Nervoso Parasimpatico, “l’addetto” al riposo.
I giocatori sovietici invece, probabilmente, erano ancora “carichi” di rabbia per la apparente sconfitta: il loro Sistema Nervoso Simpatico (“l’addetto” alle risposte di attacco o fuga) era ancora molto attivo e pronto ad agire.
Ebbene, dopo 2 minuti da quella che pareva essere l’ennesima vittoria degli USA, gli arbitri concessero altri 3 secondi di gioco: all’istante tutti i giocatori dovettero scendere nuovamente in campo, pronti fisicamente, emotivamente e mentalmente ad affrontare “solo”, “un’altra volta”, gli ultimi secondi di gioco!
Provate ora ad immaginare di essere nella testa di un giocatore americano che sta gustando il sapore della vittoria, con la sua squadra, l’oro olimpico sembra già conquistato. Dopo 2 minuti (120 lunghissimi secondi) di festeggiamenti, gli arbitri informano che l’ultima rimessa (a favore dell’URSS) deve essere ripetuta.
Cosa pensereste?
Probabilmente sareste increduli, arrabbiati nei confronti di chiunque abbia preso tale decisione, in un istante probabilmente la vostra mente si riempirebbe di pensieri ed il vostro corpo già “tranquillo” dovrebbe riattivarsi e ricaricarsi per affrontare una nuova, brevissima sfida.
Ma c’è di più, la squadra nel suo complesso dovrebbe essere pronta ad affrontare insieme quei secondi emotivamente così densi.
E invece no… Gli USA non erano per nulla pronti a tutto questo stress e la squadra sovietica, sfruttando a pieno quei 3 secondi, puntò dritta a canestro, vincendo, di fatto, l’oro olimpico.
Una buona preparazione mentale sia individuale che di squadra sarebbe stata indispensabile per riportare velocemente i giocatori americani sul campo, nella loro interezza mente+corpo+squadra, impedendo ai pensieri disfunzionali (correlati alle emozioni del momento) di prendere il sopravvento.
Già, perché fu l’acuto distress (lo stress nella sua accezione negativa) che, probabilmente, ha portato i giocatori americani a farsi sottrarre l’oro dai sovietici.
Come ben sappiamo, lo stress è la risposta psicofisica che l’organismo mette in atto di fronte ad un compito che la persona valuta come “eccessivo” (Selye).
Proviamo ad immaginare i pensieri irrefrenabili dei giocatori americani che impedivano loro di spostare e focalizzare l’attenzione verso l’obiettivo di tenersi stretto l’oro olimpico:
– ma davvero concedono altri secondi di gioco?
– staranno scherzando…
– ormai abbiamo vinto
– ci sarà un errore
questi sono solo alcuni esempi di pensieri che, in quel preciso momento, non erano funzionali ai giocatori americani per impedire agli avversari di prendere il sopravvento e vincere la partita.
Per far fronte ad una situazione di stress acuto come quella appena presentata, è necessario essere preparati a:
– riconoscere velocemente i pensieri intrusivi;
– spostare velocemente l’attenzione dal pensiero disfunzionale a quello funzionale;
– regolare lo stato di attivazione fisico e mentale (arousal) per raggiungere una prestazione ottimale.
E’ possibile allenare le abilità mentali (vedi immagine) migliorando così le capacità di regolazione del pensiero.

L’energia fisica e l’energia mentale si influenzano reciprocamente e determinano, insieme, il risultato della prestazione motoria e sportiva.
Io nel 1972 non c’ero, posso solo lontanamente immaginare cosa possono aver provato e pensato i giocatori americani in una situazione così paradossale, in tempi di Guerra Fredda, dove il campo da basket fu solo uno dei tanti luoghi di contrapposizione all’URSS.
Di certo le squadre avversarie, da un punto di vista fisico, erano in condizioni di parità, ciò che ha fatto davvero la differenza fu, dalla parte dei sovietici, la capacità di sfruttare al meglio l’ultima possibilità, dalla parte degli americani, l’incapacità di far fronte allo stress.
“Il successo arriva quando l’opportunità incontra la preparazione.”
Zig Ziglar
Immagine di copertina: corriere.it

1 pensiero su “Stress e abilità mentali nello sport: una situazione paradossale”