emozioni, stress

…e no che non mi annoio!

Ho deciso di non parlare di COVID-19 nel mio blog: le informazioni sono tante (forse troppe, molte false) e facilmente reperibili.

Ho deciso, però, di parlare degli effetti che questo isolamento forzato ha su pensieri e comportamenti di chi ha una casa e deve convivere con sé stesso o con altri, in uno spazio circoscritto. Le restrizioni nazionali impongono ad ognuno di chiedersi cosa sia realmente necessario fare e cosa no: bisogna fare i conti con tempi dilatati, inattività forzata e scelte.

Non siamo abituati a tutto ciò.

I ritmi della vita quotidiana, prima, erano per lo più caratterizzati da velocità, frenesia e abitudini. Il pilota automatico ogni tanto si stancava e ci faceva pensare “ma quando arriva il giorno del riposo?!” ma ci faceva anche innervosire davanti ad un semaforo che “non diventa mai verde?!”.

Alcuni sono ufficialmente approdati nel tanto bramato giorno di riposo, ed ora stanno facendo i conti con la tanto disprezzata noia (etimologicamente: ciò che abbiamo in odio).

Questo tempo, percepito come infinitamente vuoto e lungo, si fa di tutto per riempirlo di qualcosa: nel pensiero si fanno spazio preoccupazioni e sensazioni di tristezza, malinconia, inutilità; nel corpo si apre un vuoto da riempire con qualche tipo di eccesso: troppe cose da fare o troppo ozio, troppo cibo e troppo alcool.

Ma perché è tanto difficile restare, fermarsi?


Beh, per sua natura il nostro umore è oscillante e variabile e, per far fronte a momenti di tristezza o agitazione o rabbia o noia, prima di tutto si reagisce, lottando e sforzandosi di uscire da ciò che viene ritenuto un problema.
Qualsiasi emozione poco gradita diventa un problema dal quale scappare o un nemico da sconfiggere, ed è così che ci vengono in mente i mille modi che abbiamo usato in precedenza per affrontare questi momenti.
Per di più oggi si è costretti a casa, come si fa a fuggire?!
E se ero abituato a scaricare l’agitazione andando fuori con gli amici?
E se, invece, facevo attività fisica o sport o giocavo a carte?
E se, invece, mi immergevo a capofitto nel lavoro?
E se, invece, cucinavo tonnellate di cibo per tutti i famigliari?
E se, invece, andavo al parco coi figli o allo sgambatoio col cane?
E se, invece, mi ritrovavo a suonare, cantare, ballare, girovagare, fare shopping?
E se, invece…

STOP

è indispensabile cambiare le premesse, è necessario cambiare lo schema di pensiero che ci fa credere che le emozioni spiacevoli siano un problema.

Uscire con gli amici, fare sport, lavorare o cucinare NON sono, di per sé, comportamenti errati, sia chiaro! Se la motivazione alla base di questi comportamenti è fuggire da un’emozione, però, ora più che mai potremmo sentirci intrappolati.

Per questo motivo diventa necessario porre l’attenzione sul noi stessi nel qui ed ora, portando la consapevolezza a ciò che si è, nel profondo, ed entrando in contatto reale con sé, nello spazio e nel tempo attuale.
Imparare ad “abitare in ciò che si è”, riducendo ai minimi termini l’influenza del passato e le preoccupazioni future, permette di essere presenti, di ascoltarsi, comprendersi, accettarsi e accettare il flusso degli umori e degli eventi.

è così che ciò che abbiamo in odio diventa una grande opportunità di consapevolezza di sé e di ascolto profondo: se accoglieremo questo tempo di fermo e lo utilizzeremo come strumento per iniziare un percorso di consapevolezza e contatto profondo col vero sé, impareremo a godere a pieno della bellezza della vita e ci sentiremo sempre meglio.

Inizia ad ascoltarti, ora.

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