Un altro caposaldo dell’assertività è la capacità delle persone di accettare incondizionatamente ciò che sono mostrando un buon livello di autostima.
L’autostima è il rapporto tra ciò che si è nella realtà e ciò che si vorrebbe idealmente essere, ovvero tra ciò che si fa in determinate situazioni e quelle che sono, invece, le aspettative.
Gli esempi sono infiniti, ne faccio uno per semplificare.
Sono ad una lezione che tratta un argomento che conosco poco, mi viene in mente una domanda da fare: come penso di agire? Come agisco realmente?
Potrei pensare di fare la domanda e farla, semplicemente, perché mi sento competente e penso la mia domanda possa essere di interesse comune.
Oppure potrei pensare di fare una domanda interessante (sé ideale) ma decido di non farla (sé reale) per timore di essere giudicato.
Nel primo caso il livello di autostima è buono perché il sé ideale ed il sé reale combaciano. Nel secondo caso, invece, la paura del giudizio porta ad assumere un comportamento diverso da quello che mi aspetto.
Uno dei principi cardine che permette alla persona di avere una buona autostima e per instaurare relazioni assertive è la capacità di accettare incondizionatamente sé stessi, gli altri e la vita (Ellis A., 2004).
Partiamo da un punto rilevante:
l’accettazione incondizionata NON è rassegnazione!
Se prendiamo l’esempio fatto sopra, infatti, posso accettare di non sapere qualcosa rispetto all’argomento trattato e mi attivo, facendo la domanda, per colmare la lacuna. Non fare la domanda potrebbe, invece, essere sinonimo di rassegnazione, portando con sé pensieri negativi, ad esempio “non capisco nulla, sono una frana”: questi giudizi globali vanno ad intaccare sempre più la propria autostima e lasciano poco spazio alle possibili azioni di cambiamento. Dal lato opposto, fare tutte le domande che passano per la mente senza lasciare spazio agli altri potrebbe essere sinonimo di ipervalutazione di sé e giudizi globali di sé come dimostrazione di supremazia: “so tutto io, adesso dimostro a tutti che sono più bravo degli altri, gli altri non capiscono niente”, risultando però incapaci di accogliere risposte e argomentazioni differenti da ciò che si pensa.
Nel concreto:
1) Accettare incondizionatamente sé stessi significa accettare di pensarsi fallibili, con pregi e difetti, e, indipendentemente da essi, avere un valore intrinseco in quanto esseri umani. L’accettazione incondizionata prevede un percorso di consapevolezza profondo: ciò significa essere attivi in un percorso di cambiamento, evitando di dare giudizi globali di sé come persona (sia in positivo, supervalutandosi, che in negativo, svalutandosi).
2) Accettare incondizionatamente gli altri significa superare sentimenti conflittuali di ostilità e odio, superando pensieri di svalutazione o condanna. Può capitare che qualcuno mi tratti ingiustamente e non per questo è migliore/peggiore di me. Semplicemente non esiste alcun motivo per cui quel qualcuno debba trattarmi sempre correttamente, anch’egli è un essere umano intrinsecamente degno di valore e fallibile, con pregi e difetti, tanto quanto me.
3) Accettazione incondizionata della vita anche in circostanze sfavorevoli, superando il rapporto conflittuale con l’esistenza e momenti depressivi. Non sempre le cose possono andare come vorrei: la vita talvolta è piacevole e talvolta è spiacevole.
Un pensiero non giudicante nei confronti di sé, degli altri e della vita, permette di metterci in relazione con apertura al dialogo, al confronto, senza sentirci svalutati dagli altri, anche quando le risposte che ci vengono date non sono di nostro gradimento.
